Tiquadrature


Le Tiquadrature, ovvero ovvero tutte le cose interessanti captate da Tiquadra:
letture, tendenze, curiosità che stimolano e migliorano il nostro lavoro.

LETTURE: Scrollino

scrollino11 Novembre 2019 - Si dice che siamo in una fase consolidata della rivoluzione digitale, e che viviamo già in un'epoca post-internet, in cui le connessioni sono scontate, acquisite, onnipresenti. Un po' come da decenni si dà per scontata l'energia elettrica o l'acqua corrente nelle case. Siamo in un'epoca in cui i device ci accompagnano in tutti i momenti della giornata; in cui il digitale ha colonizzato il mondo reale. Ci sono tanti segni che dicono ciò, anche molto piccoli, come nei gesti più banali e nel lessico di tutti i giorni. Scrollino ne è un esempio: gli scrollini sono libretti cartacei, tradizionalissimi quindi, almeno per quanto riguarda i materiali. Però, per leggerli, non si sfogliano, si scrollano. Si tratta di scatolette di cartone (sembrano quelle dei cerotti, certo più belle e colorate) al cui interno c'è un rotolino di carta, sul quale sono stampati i contenuti, testi e immagini. I suoi creatori lo definiscono uno "smartphone on paper".  Ecco che lo scrollare, azione legata alla modalità di lettura sugli schermi, si estende oltre lo spazio virtuale e conquista il mondo degli oggetti reali.


VISIONI: L'AI che dimentica

ai dimentica28 Ottobre - In genere le reti neurali dei sistemi AI "imparano" le cose grazie ad una massiccia somministrazione di cose omologhe già esistenti. Se l'AI deve imparare a creare una canzone, si "ascolta" milioni di altre canzoni; se deve imparare a scrivere una poesia, si "legge" un'infinità di altre poesie, e via dicendo.
Un artista ha voluto insegnare ad un sistema AI come creare l'immagine realistica di un viso umano. Per farlo ha quindi sviluppato un algoritmo che somministrasse alla rete neurale milioni di altre immagini di visi. Ma non si è fermato qui. Nell'algoritmo, quasi fosse un genoma, ha anche incluso delle funzioni di graduale spegnimento della rete neurale stessa, proprio come se l'AI fosse una creatura viva, le cui cellule del cervello, con l'età, muoiono. Il risultato visivo, alquanto disturbante, è quello di un video in cui vediamo un viso realistico (che, ricordiamo, non esiste davvero ma è creato dall'AI) deformarsi pian piano, perdere riconoscibilità, come se l'AI dimenticasse il volto, come se la rete neurale fosse colpita da un Alzheimer digitale.


VISIONI: Writing the history of the future

zkm14 Ottobre 2019 - Lo ZKM (Zentrum für Kunst und Medien) di Karlsruhe, in Germania, è un museo unico al mondo, progettato per esporre, conservare, produrre arte quando questa dialoga con la tecnologia. Fondato nel 1989, nel corso degli anni ha dato vita ad una ricchissima collezione permanente, con circa 8mila opere, tutte visualizzabili sul sito web. Una collezione in cui dipinti e sculture - i linguaggi tradizionali dell'arte - hanno lasciato spazio a installazioni multimediali, video interattivi, ambienti sonori...
A 30 dalla sua fondazione, il museo non poteva che celebrare la ricorrenza con una grande mostra: Writing the History of the Future. La mostra raccoglie oltre 500 opere della collezione, esposte su una superficie di oltre 6mila metri quadrati. L'esibizione è divisa in due sezioni: la prima è incentrata sui processi partecipativi in arte e sugli albori della rivoluzione digitale, toccando anche la letteratura sperimentale, la optical art e i lavori pionieristici di computer art; la seconda sezione invece è dedicata invece alla videoarte e ai trend più più recenti della new media art.


VISIONI: Malware: Symptoms of Viral Infection

virus23 Settembre 2019 - I virus informatici sono tornati al centro della scena. Non tanto nell'ambito della cybersicurezza, quanto in quello dell'arte e, più in generale, della cultura. Solo qualche mese fa aveva fatto scalpore l'asta in cui un lap top, al cui interno erano installati i 6 virus più pericolosi di tutti i tempi, era stato aggiudicato per l'astronomica cifra di 1,3 Milioni di Euro. E ora i virus tornano ad essere protagonisti grazie ad una mostra all'Het Nieuwe Instituut di Rotterdam, che in qualche modo "li celebra". È vero, i virus sono l'incubo di tutti, capaci di mandare all'aria il lavoro di giorni e distruggere computer e devices. Ma è altrettanto vero che sono oggetti culturali, in qualche modo l'emblema della potenza dei linguaggi di programmazione. Bisogna darne atto: scrivere un virus, capace in poche righe di codice di generare caos e distruzione, è maledettamente difficile. La mostra analizza il fenomeno dal punto di vista storico, ripercorrendo le vicende dei virus più "importanti" che si sono propagati negli anni; e mostra anche come artisti e designer li abbiano reinterpretati e ricontestualizzati per dar vita a opere d'arte.


VISIONI: Umanità aumentata

umanità aumentata9 Settembre 2019 - Tutti i giorni leggiamo le notizie sullo smartphone, scrolliamo i social, ascoltiamo musica in streaming e usiamo app per ogni servizio. Ognuna di queste azioni genera una quantità incredibile di dati su di noi, le nostre abitudini, le nostre vite, non solo a livello di singoli individui ma anche di intere comunità e società. Se si tralascia per una volta la questione - giustissima - dell'utilizzo di questi dati da parte di chi li detiene, e si prova a guardare a quei numeri con un diverso punto di vista, può essere fatta una considerazione importante: quelle informazioni ci permettono di tracciare come mai prima d'ora i contorni della nostra umanità, rendendola un'umanità potenziata, aumentata. È questa la tesi di base dei curatori della mostra "Umanità aumentata. Identità contemporanee tra dati e rappresentazione", allestita al Circolo del Design di Torino fino al 20 Settembre. Attraverso artefatti di information design che si nutrono di quei dati e opere d'arte più tradizionali, la mostra prova a visualizzare il vivere contemporaneo, affrontando i temi più attuali legati al corpo, alle relazioni umane, ai desideri e agli immaginari delle persone.


LETTURE: Market Café Magazine

market cafe26 Agosto 2019 - La visualizzazione dei dati è uno dei temi caldi nel mondo della comunicazione, sia essa in ambito economico, produttivo, politico o sociale. In una quotidianità dove tutto è "dato", trovare il modo di rendere leggibili quei numeri diventa un'esigenza imprescindibile in tutti i settori. Non sorprende dunque l'attenzione crescente verso l'information design e la data visualization. Prova ne è il numero sempre maggiore di pubblicazioni e siti legati a questi ambiti. Uno degli esempi più interessanti è la rivista "Market Café Magazine", interamente dedicata alla data visualization e, va da sé, curatissima dal punto di vista grafico. A realizzarla sono due information designer italiani, trapiantati a Londra per lavoro da diverso tempo. La rivista, giunta ormai al quarto numero, non si limita a presentare le migliori realizzazioni di data visualization, ma vuole essere soprattutto uno spazio di indagine teorica e critica della disciplina, con articoli e interviste ai protagonisti del settore. Il titolo dell'ultimo numero, uscito a inizio estate su cui ruotano tutti gli interventi è davvero intrigante: "Do you trust data?" 


TENDENZE: Urban Flying Opera

ufo8 Agosto 2019 - In pochi anni, i droni (o, per meglio dire, i quadricotteri) sono diventati oggetti comuni: ce li hanno gli studi fotografici e professionali, gli appassionati di diavolerie elettroniche, i ragazzi che ci giocano al posto delle automobili radiocomandate. Ma cosa succede se, oltre alla consueta videocamera, sul drone viene piazzata una bomboletta spray? Si ottiene un prodigioso "pennello", in grado di raggiungere e dipingere qualsiasi superficie. Già da qualche anno si registrano utilizzi - più o meno legali - di droni in tal senso, ma una delle iniziative più interessanti è quella messa in atto dallo studio di Carlo Ratti, l'architetto che dirige il Senseable City Lab del MIT. Qualche settimana fa, in un'area industriale dismessa di Torino, è stato realizzato il primo esperimento del progetto UFO (Urban Flying Opera). Per due giorni, una flotta di quattro droni ha realizzato su una grande parete un disegno murale collettivo. il disegno è frutto infatti di un'elaborazione realizzata a partire da centinaia di disegni raccolti e selezionati nei mesi scorsi attraverso un sito web dedicato. 


VISIONI: Dalla voce alla faccia

ai voice22 Luglio 2019 - C'è un fermento generale riguardante l'AI: non passa giorno in cui non si legga di sperimentazioni e ricerche, in molteplici ed eterogenei campi di applicazione. Nei giorni scorsi ha fatto parlare di sé un algoritmo sviluppato dal MIT di Boston, in cui un sistema AI è stato istruito affinché possa essere in grado ricostruire l'immagine del viso di una persona semplicemente dal timbro della sua voce. Alla rete neurale basta ascoltare un frammento di discorso con la voce dell'individuo per poter generare un'immagine fotorealistica del suo viso. Gli autori, per istruire il sistema, hanno "mostrato" all'AI un corpus considerevole di video su Youtube, in modo che imparasse la relazione che c'è fra il timbro della voce e la fisionomia delle persone. L'algoritmo, per stessa ammissione del MIT, non è precisissimo e potrà essere perfezionato, ma certo - a giudicare dalle prime immagini fatte circolare - i risultati sono sorprendenti. Lascia indubbiamente stupiti, e anche un po' disturbati, sapere che un computer può ricostruire la nostra immagine solo a partire da poche parole uscite dalla nostra bocca.


LETTURE: Atlante sentimentale dei colori

atlante dei colori9 Luglio 2019 - Qua in Tiquadra trascorriamo la maggior parte del tempo davanti al computer. È il nostro lavoro e la nostra passione. Ci sono alcune cose però, nel mondo dell'informatica, che sono davvero monotone. Una di queste sono i colori che, con il digitale, hanno perso molto della loro poesia, ridotti a codici standardizzati. I colori, quando si tratta di computer, fanno una vita piuttosto #333, ops... grigia. Sfogliare un libro come "Atlante sentimentale dei colori" diventa allora qualcosa di appagante e avventuroso. Non più cifre esadecimali, codici rgb o cmyk, bensì nomi curiosi, che evocano storie sorprendentemente interessanti. Kassia St Clair racconta, in decine di agili schede, la vita dei colori e dei loro nomi. E così si scopre che il Magenta si lega ad una battaglia nel piccolo comune lombardo; che il Fucsia deve il suo nome al fiore, che a sua volta è un omaggio a Fuchs, botanico tedesco; o che kaki vuol dire "polveroso" in lingua urdu. Insomma, tutto è molto più poetico rispetto a dire al collega: "Scusa, le campiture fammele in #EEE, il bordo #2361A3 e le scritte in #111".


VISIONI: L'AI animation

monnalisa24 Giugno 2019 - Continuano senza sosta le avventure dell'AI che, grazie a università, centri di ricerca e grandi aziende del settore, è protagonista indiscussa delle sperimentazioni più destabilizzanti e originali del settore informatico. Il settore che indaga l'AI e le applicazioni nel campo delle immagini è uno dei più battuti e prolifici, non passa giorno senza leggere di conquiste e avanzamenti in questo ambito.
Il passo fatto da un centro di ricerca di Samsung fa comunque un certo effetto. I suoi informatici sono riusciti a sviluppare un algoritmo in grado di animare i ritratti. L'algoritmo, partendo quindi dalla singola immagine di un viso, è capace di generare animazioni complesse, mostrando lati nascosti del viso, cambiando le espressioni, facendo parlare il protagonista dell'immagine. Ed è in grado di farlo sia a partire da immagini fotografiche che da ritratti pittorici. Fra le animazioni diffuse da Samsung è probabilmente proprio quella che vede protagonista una spigliata Monna Lisa di Leonardo la sequenza che lascia più sbalorditi.


TENDENZE: Virus all'asta

virus10 Giugno 2019 - In genere si fa di tutto per proteggere il proprio computer da attacchi informatici e malware, e l'idea di avere il proprio pc infetto da un virus è uno degli incubi diffusi che caratterizzano la nostra epoca digitale. Fa quindi un certo effetto sapere che un artista-hacker cinese si è prodigato nell'installare sul proprio laptop i 6 virus informatici più distruttivi mai creati dall'uomo; e lascia sbalorditi sapere che quel laptop è finito in un'asta di opere d'arte contemporanea, battuto per l'esorbitante cifra di 1,3 milioni di dollari, elargiti da un anonimo e alquanto insolito collezionista.
La "rinomata" selezione di virus include il celebre "ILOVEYOU", dell'annata 2000, che si diffondeva grazie ad un'ammiccante email il cui subject era proprio "I love you"; c'è poi "MyDoom", del 2004, che detiene ancora oggi il record di velocità di propagazione di un virus; fino al recente "Wanna cry", del 2017. Il nome di quest'ultimo sembra davvero azzeccatissimo ed evoca la reazione di chi se lo ritrova nel proprio computer.


VISIONI: La città delle finestre rotte

hito27 Maggio 2019 - Interno di un capannone industriale, luci gialle, spazi pressoché vuoti. Una squadra di tre persone, in tuta da lavoro, è impegnata in una strana operazione: mettono una finestra su un cavalletto, la fissano per bene, poi rompono con una mazza il vetro; tirano giù la finestra rotta, puliscono un po' e ne mettono un'altra, diversa dalla precedente. L'operazione si ripete. Si nota una cosa: microfoni registrano i vetri che vanno in frantumi. Pian piano la vicenda si dipana: la squadra sta istruendo un sistema AI, gli sta insegnando a riconoscere il suono di finestre che si rompono.
La diffusione dei sistemi AI è anche fatta di queste situazioni apparentemente assurde e grottesche. La scena sopra descritta è il video di un artista, Hito Steyerl, che da anni riflette sull'era digitale. Il video è in mostra al Castello di Rivoli, poco distante da Torino, ed è parte della mostra personale "La città delle finestre rotte". Ma a chi interessa insegnare all'AI a riconoscere il rumore di finestre rotte? Al settore industriale della sicurezza e della sorveglianza.


RICORRENZE: Password Day

password13 Maggio 2019 - Di "Giornate" speciali ce ne sono per tutti i gusti: da quelle davvero importanti come la "Giornata della Terra", a quelle più leggere come la "Giornata del Gatto" (17 Febbraio), passando per giornate nerd quali lo "Star Wars Day" (4 Maggio) o culinarie come la "Giornata della Bistecca" (17 Marzo). Non stupisce dunque che, in un'epoca post-internettiana come la nostra, sia stato istituito il "World Password Day", celebrato proprio qualche giorno fa, il 2 Maggio. Sebbene sulle prime possa far sorridere, si tratta, a ben pensarci, di una ricorrenza con un senso. Oggi, dal conto in banca alla casella di posta, dal portale del fisco fino a quello degli acquisti on line, tutto è accessibile grazie a quelle brevi stringhe di caratteri che dovrebbero stare solo ed esclusivamente nella nostra testa. Ad istituire la ricorrenza, fin dal 2012, è stato un consorzio di aziende private, con l'obiettivo di sensibilizzare il pubblico sull'importanza delle password e sulla necessità di stare attenti a come si usano. Una campagna doverosa visto che, ancora oggi, la password più diffusa al mondo continua ad essere "123456".


VISIONI: AI songwriter

ai songwriter29 Aprile 2019 - Sicuramente, fra qualche decennio, gli anni che stiamo vivendo verranno storicizzati come l'età del'AI e delle sue sperimentazioni. Succede sempre così: una rivoluzione tecnologica si affaccia ed ecco che la sua diffusione coincide con una fase di effervescenza creativa, avanguardistica e visionaria, in genere ottimista, alcune volte ingenua. E così, in questi ultimi mesi, abbiamo visto l'AI applicata ad ambiti distanti e disparati: c'è l'AI musicista, quella regista di trailer, pittrice, guida museale...
L'ultima ad arrivare è l'AI songwriter, autrice di canzoni country. Botnik, un collettivo di artisti, scrittori e sviluppatori interessati al rapporto fra uomo e macchina, ha pensato bene di istruire un motore AI somministrandogli un corpus di brani musicali. L'AI si è lasciata "ispirare" e ha "scritto" una serie di canzoni, le quali sono state messe in musica e registrate da una band di musicisti (umanissimi). Ascoltando la hit: "You can't take my door", il cui (non)senso ermetico lascia un po' perplessi, si intuisce che per l'AI c'è ancora un bel po' da imparare e che Bob Dylan o Dolly Parton hanno, per ora, poco da temere.


PERSONE: Katie Bouman, la fotografa del buco nero

bouman15 Aprile 2019 - La si è già definita la foto del secolo: è stata pubblicata su tutti i giornali, è apparsa su tutti i media, è diventata meme onnipresente sui social. Stiamo parlando dell'immagine di M87, il buco nero supermassivo di una galassia situata a circa 50 milioni di anni luce dalla Terra, "scattata" grazie al poderoso lavoro di centinaia di ricercatori di diversi centri di ricerca di tutto il mondo, impegnati per mesi con i loro radiotelescopi puntati verso quel puntino nello spazio. Si tratta di un'immagine davvero importante, soprattutto perché conferma quanto predetto dalla teoria della Relatività Generale di Einstein.
Ma c'è una seconda immagine, legata a questa notizia, che sta girando in modo diffuso: si tratta della foto di Katie Bouman, la giovane ricercatrice del MIT impegnata, con numerosi colleghi, nell'elaborazione dell'algoritmo che ha permesso di trasformare la grande mole di dati provenienti dai radiotelescopi in un'immagine fruibile ai nostri occhi. La foto, che ritrae la Bouman scoprire per la prima volta sul proprio laptop l'immagine del buco nero che ha contribuito a svelare, colpisce per la sincera emozione della giovanissima protagonista.


VISIONI: Dallo schizzo alla foto

hashedtime25 Marzo 2019 - C'erano una volta gli artisti che, con un blocco di carta e astuccio sottobraccio, se ne andavano in giro per campagne e città, schizzando le vedute più emozionanti a cui si trovavano di fronte. Con pochi e rapidi tratti coglievano l'essenza del paesaggio e gli elementi salienti dei luoghi. Oggi, grazie - guarda caso - all'intelligenza artificiale, quel processo sembra potersi svolgere nel senso opposto: non più gli artisti che, guardando il reale, fanno gli schizzi; bensì l'AI che, guardando degli schizzi, genera il corrispondente paesaggio fotorealistico. Dietro tutto ciò c'è Nvidia, il noto colosso delle schede grafiche, che ha sviluppato un software in grado di generare immagini fotografiche partendo dalle poche linee e campiture di un veloce schizzo. Nell'interfaccia di questo software (che in realtà ricorda un il buon vecchio MS Paint), "l'artista" umano disegna ad esempio una macchia verde, un'altra blu e uno sfondo azzurro; e l'AI, in tempo quasi reale, crea il paesaggio corrispondente: un bosco, un laghetto, il cielo azzurro.


LETTURE: Arte, Tecnologia e Scienza

mancuso11 Marzo 2019 - L’epoca nella quale viviamo è caratterizzata da un’incessante trasformazione culturale, dettata dalle conquiste scientifiche e tecnologiche che si susseguono quotidianamente. Ma qual è l’impatto delle tecnologie e delle scienze sulla cultura contemporanea? E come vengono influenzati, in special modo, gli ambiti dell'arte e del design? Il libro di Marco Mancuso - critico e curatore indipendente - prova a dare risposta a questo complesso interrogativo, che solleva istanze e riflessioni che toccano questioni estetiche, ma anche morali ed etiche. Mancuso accompagna il lettore in un percorso per forza interdisciplinare, che si snoda a cavallo tra arte, design, architettura, moda, ricerca... e che coinvolge il mondo delle università come quello delle autoproduzioni indipendenti, delle pratiche artistiche come quello dell'industria. Ciò che emerge dalla lettura è come la cultura digitale stia giungendo ad una maturazione, come le connessioni e internet siano ormai infrastrutture assodate e scontate, proprio come diamo per scontata l'elettricità. La cultura digitale è qua per restare.


VISIONI: HashedTime

hashedtime25 Febbraio 2019 - Insieme a "selfie", è forse il neologismo più presente e diffuso degli ultimi anni, una di quelle parole che diventano segno ed emblema del tempo in cui viviamo: "hashtag". Controllare quali sono gli hashtag più utilizzati del giorno dà l'idea di quelli che sono gli eventi più salienti e imprescindibili del presente, di quale sia il mood della contemporaneità più spinta. Ma quali erano gli hashtag in voga questo stesso giorno l'anno scorso? o due anni fa? o nel 2010? Gli hashtag hanno infatti in genere vita molto breve, comete o scintille di informazione che tornano ben presto nel buio.
A darci una risposta ci pensa un ricercatore della Sorbona, David Bihanic, con il progetto HashedTime. Grazie alla collaborazione con l'analista di dati Marc de Renard, ha ricostruito la "storia" degli hashtag più utilizzati, giorno dopo giorno. Utilizzando grandi manifesti ci vengono mostrati, dall'alto in basso, gli hashtag del giorno, dal 2018 fino al 2006, anno in cui fu lanciato Twitter. Di molti di questi ci eravamo dimenticati, alcuni invece sono ancora attuali.


VISIONI: The Voice of Art

voice11 Febbraio 2019 - In genere, passeggiando fra le sale dei musei, i visitatori osservano in ossequioso silenzio le opere d'arte che si trovano davanti. Ma in realtà, quelle opere, sono esposte per essere interrogate e per dialogare con il pubblico. Per cercare di rompere il muro di silenzio che c'è fra la sua collezione e i visitatori, la Pinacoteca di San Paolo, in Brasile, ha coinvolto Ibm e il suo sistema di intelligenza artificiale Watson, con l'obiettivo di dar vita ad una diversa interazione nello spazio museale. Il museo ha fornito a Watson tutte le informazioni sulle opere della collezione, con dati sull'artista, il contesto storico, l'analisi dell'opera, ecc. che Watson ha diligentemente studiato; e Ibm ha sviluppato un'app che, partendo dal tradizionale dispositivo audioguida, lo trasforma e lo rivoluziona completamente. Il visitatore, grazie all'app, può interrogare le opere che si trova davanti nel percorso museale; basta che faccia delle domande - espresse in linguaggio naturale - parlando al microfono del suo smartphone. Watson interpreta la domanda e "risponde" al visitatore.


LETTURE: Sei pezzi facili, di Feynman

feynman21 Gennaio 2019 - Amava definirsi "Fisico premio Nobel, insegnante, cantastorie, suonatore di bongo". E Richard Feynman era davvero tutte queste cose, e molte di più. Dotato di un'intelligenza e di un sapere fuori dal comune - e allo stesso tempo di leggerezza, cordialità e ironia - era il professore che tutti avremmo voluto avere all'università.
I suoi "Sei pezzi facili" sono ormai un classico della divulgazione scientifica. Si tratta delle lezioni che Feynman teneva ai ragazzi appena arrivati al college, iscritti al suo corso di Fisica. E rimangono pagine encomiabili in cui emergono le grandi qualità del loro autore: profonda conoscenza per la materia, autentica passione per l'insegnamento, grande capacità di rendere semplici concetti fra i più complessi della cultura scientifica mai elaborati dall'uomo. La fisica degli atomi, quella nucleare, gli elettroni, la meccanica quantistica... vengono introdotti con facilità, e alla fine della lettura viene voglia di approfondire la materia. Pagine che oggi, in un mondo che irrazionalmente sembra più dubbioso verso la scienza, sono di un'attualità e utilità indiscutibili.


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Le Tiquadrature

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